IL DONO – Il Podcast della Fondazione Alice Benvenuti – SECONDA SERIE – In corso di pubblicazione

Progetto della Fondazione Alice Benvenuti ETS che vuole diffondere la cultura del dono e le sue infinite sfaccettature tramite l’osservazione e le esperienze personali esprimibili attraverso racconti, interviste, riflessioni, narrate in un podcast.

06 apr 26
Il Tempo Donato!
Chi frequenta la sede della Fondazione Alice Benvenuti sa che qui il tempo non si misura con le lancette dell’orologio, ma con l’intensità degli abbracci e la forza della condivisione.

Per noi il dono del tempo é il regalo più prezioso che un essere umano possa fare a un altro; è presenza, è ascolto, è vita che si intreccia ad altra vita, proprio come Alice ci ha insegnato con il suo sorriso.

In questo episodio la domanda che ci poniamo è questa: può la tecnologia aiutarci a rendere questa generosità ancora più forte e connessa?

Per rispondere a questa domanda abbiamo contattato Angelo Bucchioni (originario di Pisa), che ha trasformato un’idea nobile in uno strumento concreto che ci ha incuriosito: la Startup TIME4, una piattaforma dove il tempo diventa una moneta di pura solidarietà.

Attraverso le risposte all’intervista di Francesca Bernabei scopriremo come un’ora donata possa generare un’onda d’urto positiva capace di cambiare il volto di una comunità, perché in fondo, donare il proprio tempo non significa perdere una parte della propria giornata, ma moltiplicare il valore della propria vita.

Angelo ci racconta di come è nata questa idea e di come “aiutare non è un lusso di chi sta bene, ma spesso una risposta di chi non vuole chiudersi”, e di quanto “il tempo se condiviso con qualcuno non è mai passato invano”.

Nasce allora l’opportunità di riscoprire il tempo donato, utilizzando anche la tecnologia come ponte per unire le relazioni, e di come in maniera semplice il tempo possa essere di aiuto all’altro.
Nel preciso momento che stiamo donando a qualcuno del tempo, c’è un significato profondo più o meno esplicito che traspare: stiamo dicendogli che per noi Conta, per noi è una persona importante.

Il tempo nel suo immenso valore ha una caratteristica unica e inconfutabile: rende tutti uguali di fronte alla vita perché è l’unica cosa che non possiamo accumulare.

22 mar 2026
Nel nostro viaggio incontriamo Patrizia Pecchia, una vita vissuta intensamente, ritmata tra sport, insegnamento, sogni, amore e dolori in un susseguirsi di eventi affrontati a testa alta.

Appassionata pioniera giocatrice di pallacanestro, un ambiente giovanile in cui cresce e dove conosce “l’amore che capita una sola volta nella vita”, ma che poi negli anni a venire si rivelerà anche il più grande dolore per la sua improvvisa perdita in un incidente stradale dopo aver costruito insieme una solida famiglia.

La nascita dell’Associazione Amici della Pallacanestro Lucca Luca del Bono Onlus, in ricordo di suo marito e in nome del quale vengono aiutati centinaia di giovani nella pratica dello sport, anche attraverso la rinascita dello storico Trofeo di pallacanestro Carlo Lovari e poi ancora il fortissimo sviluppo del Baskin (sport di grande successo nato a Cremona nel 2003, ovvero una pallacanestro inclusiva che permette ad atleti con disabilità e normodotati di giocare insieme).

Un intersecarsi di variegate situazioni e ricordi sviluppati nella città di Lucca di una donna ancora attiva e piena di interessi che ci racconta del suo rapporto con la scuola e dell’insegnamento da professoressa di ginnastica del valore dello sport spontaneo ai suoi studenti.

La delicatezza del breve incontro avuto con Alice, e le sue riflessioni che abbracciano la vitalità dell’ambiente scolastico in contrapposizione alla mancanza.

Una donna dal carattere non facile e “ispida” come da lei stessa definita, che non si tira indietro, ma sicuramente decisa e ricca di valori.

Accompagnata da Debora Pioli, come un fiume in piena Patrizia ci parla di piccoli e grandi “doni” fatti e ricevuti, certamente emoziondasi lasciando all’attenzione delle nostre memorie alcune perle da custodire tra quelle che il mondo offre a chi vuole cercare.

03 mar 2026
Sabina Frullani, Formatrice Teatrale, Attrice e Docente di Sostegno, ci parla di Teatro, di Disabilità e della sua diagnosi di malattia diabetica che gli ha cambiato la vita ma non i suoi sogni trovando la forza di realizzarli trasformando una debolezza, in una grande autodeterminazione.

Il suo vissuto fin da bambina con amicizie meravigliose legate al mondo della disabilità, ritenuto un elemento necessario nella sua vita, ci trasporta in un autentico viaggio poi sviluppato casualmente attraverso l’esperienza teatrale per mezzo di maestri come Maria Grazia Cipriani del Teatro del Carretto e Graziano Gregori, trovando una chiave di volta nella ricerca antropologica dell’autenticità di sé, definita in continua evoluzione.

Con la sua esperienza nasce il Progetto Teatro rivolto alle quinte della scuola elementare con l’educazione all’espressione coerente con il pensiero dove si aiutano i ragazzi a conoscere se stessi attraverso i gesti, la voce, il contatto, i giochi.

Attraverso il dialogo franco con Debora Pioli ci spiega con totale convinzione che la percezione di un bambino anche con una disabilità grave è da vedere soprattutto come una persona che ha delle capacità, ovvero scoprire con gli occhi e con il cuore le possibilità nell’altro, senza fermarsi alle apparenze.

Sabina ci parla poi di cosa rappresenta il dono definendolo come la capacità di vedere la scintilla nascosta in ognuno. La sua ricerca la porta ad affermare che il dono è “dare se stessi senza sentirsi dono”, “nella percezione dell’umanità dell’altro” o ancora come “la facoltà di stabilire una connessione” con il mondo.

Un delicato racconto in uno degli infiniti risvolti dell’animo umano!

14 feb 2026
Debora Pioli ci introduce nel mondo di Michele Sarti Magi, giovane editore, content creator, e nella sua particolare storia.

Nel calore del racconto Michele ci parla apertamente della sua adozione in Brasile a pochi giorni dalla nascita e del rapporto intenso con la famiglia il padre e la madre adottiva, vero faro della sua vita, ma che non ancora maggiorenne, dovrà subirne la perdita per una grave malattia, rimanendone sconvolto.

Il suo rapporto positivo con il mondo che lo circonda lo porta però, con il tempo, ad affrontare e trasformare questo dolore in una forza. Ecco che allora affiora coraggio, determinazione, condivisione, emozione: e soprattutto il valore della trasformazione, asserendo che la vita nel suo percorso è unica e il coraggio di affrontarla si sviluppa con pazienza nel tempo.

L’opportunità e la bellezza del dono della vita sono un mantra a cui dedicare il suo futuro.

Rimane il suo intimo impegno, quasi una promessa a se stesso, portandolo ad affermare che quando arriverà il giorno che si volterà indietro, vorrà riconoscersi in un uomo che “ha fatto rumore” e non è stato “solo” rimasto a guardare.

30 gen 2026
Una maestra speciale al Meyer: Susy Mariniello
In questo episodio affrontiamo il dono da un’altro punto di vista, quello dell’insegnamento scolastico in un contesto ospedaliero molto particolare, ma che riveste un’importanza “vitale” quando il percorso di cura è pieno d’incognite e paure, ricreando un’apparente normalità dove il normale non esiste e il pensiero è lì che lotta con battaglie ben più grandi dello studio.

Eppure quella maestra pedagogista, che si aggirà nei corridoi e nelle stanze di bambini e giovani portando la sua lezione “all’incontrario” con la domanda “cosa hai voglia di fare oggi?” cercando di mantenere i contatti con la loro scuola di origine, seguendo ove possibile il percorso didattico previsto che i compagni di classe stanno svolgendo in altre città e scuole, riveste una fondamentale importanza.

Susy Mariniello è stata una di quelle persone che hanno attraversato il “mondo” di Alice all’interno dell’ospedale pediatrico Meyer, fungendo in ogni caso da voce amica e trade union con il mondo scolastico esterno. Una maestra di sostegno, piena di entusiasmo della vita e dell’insegnamento, con la passione per la scrittura, che ha svolto con scrupolo il suo compito al Meyer per oltre dieci anni.

Susy ci racconta di se, del suo modo di affrontare con delicatezza le mille problematiche dell’insegnamento in tale contesto, attraverso una stimolante intervista di Francesca Bernabei, con introduzione di Debora Pioli, e ci narra con dovizia di particolari e attente riflessioni lo sviluppo della metodologia didattica, dentro l’organizzazione di figure che rendono il Meyer un ospedale unico in tutti i sensi.

Uno spaccato di vita reale dove è fondamentale la cura della malattia ma analogamente  mantenendo altissima l’attenzione verso le esigenze di ogni bambino o ragazzo in ogni ambito, dalla ludoteca all’insegnamento.

15 gen 2026
Mirella Gulisano e il dono del tempo
La storia di una mamma siciliana, Mirella Gulisano, insegnante di scuola primaria per “missione” e di suo figlio Giorgio, ricoverato all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, attraverso il delicato dialogo condotto da Debora Pioli.

Mirella ci racconta del vortice di sconforto e dolore che ha attraversato la sua famiglia per la diagnosi tumorale di suo figlio Giorgio e dei molti mesi in cura passati a Firenze. Giornate interminabili con la paura e i bisogni morali e materiali per sopportare il fulmine a ciel sereno che ti sconvolge la vita.

Durante le giornate infinite nel “non sapere come fare a…” perché è questa la domanda che si pone un genitore quando è colpito al cuore dal più grande dolore immaginabile, si apre uno spiraglio di speranza e di solidarietà da mamma Lucia e la Fondazione che porta il nome della figlia Alice da poco scomparsa.

Il suo semplice intervento di una parola, un sorriso, un piccolo aiuto concreto, la conforta e insieme alla ripresa e lenta guarigione dell’allora adolescente Giorgio, permette a Mirella di riallinearsi con la sua grande capacità di essere mamma forte e insegnante di vita. Tutto questo a ricordarci che nella vita nulla è scontato e si può riuscire a fare tanto con poco, se condito da vero amore.

Una storia potente da ascoltare tutta d’un fiato, immense parole di amore che circondano luoghi apparentemente impossibile da affrontare.

24 dic 2025
Da cuore a cuore: l’intervista a Pamela Brambilla
Nei corridoi dell’ospedale dove si rincorrono i dolori e le paure “per i figli” nascono storie potenti di amore e condivisione, lotta e trasformazione.

Nel mondo di Alice incontri diretti e indiretti tra persone “sospese”, nella speranza che tutto si risolva magicamente. In questo spazio senza tempo l’animo di tutti è portato all’estremo e si scoprono forze che non si credevano di avere. Tutto si mescola a figure che animano questo universo come il personale sanitario che, a sua volta, ha una vita all’esterno da proteggere e che spesso, inevitabilmente, è coinvolta da questo crogiuolo di emozioni.

Pamela catapultata all’improvviso nelle camere dell’ospedale pediatrico Meyer, dove a sua figlia Camilla viene diagnosticata una leucemia, ci racconta di come il dolore si trasforma in coraggio e la paura in una forza inarrestabile.

L’incontro con Alice Benvenuti e la mamma Lucia nelle stanze di comune dolore, hanno aiutato e dato forza a Pamela, sempre a fianco di sua figlia nella lotta alla malattia.
Oggi che Camilla sta finalmente bene, Pamela (milanese migrata a Barberino Tavarnelle in Toscana) condivide con noi, attraverso le domande di Debora Pioli, il suo faticoso percorso di trasformazione, portandola ad affermare con fierezza che la vita è il dono da magnificare ogni giorno.

Una storia potente da ascoltare tutta d’un fiato, immense parole di amore che circondano luoghi apparentemente impossibile da affrontare.

8 dic 2025
Simone Torricelli e il dono del dolore: Intervista di un amico
Nella puntata di oggi ripartiamo dall’autore Mario Benvenuti che, attraverso l’accorata intervista a un vecchio amico del mare, ci trasporta nella vita di Simone Torricelli il quale affronta a cuore aperto l’indefinibile perdita di suo figlio Erik, con l’impensabile coincidenza di due amici che a distanza di un anno sono accumunati dal medesimo destino.

Un racconto autobiografico quello di Simone Torricelli che ci parla di lui e di suo figlio Erik attraverso parole ricche di dolore e spunti di sopravvivenza, intrecciate a momenti di ironia tipiche di un un uomo cresciuto in una Toscana tra San Giovanni Valdarno, Siena e Versilia.